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Riflessioni 15 novembre 2011 · lettura 3 min · 1778 letture

Percorsi perduti

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Camminare con te di nuovo insieme era la meta che m’ero prefisso; salire insieme il colle dell’orgoglio per riposare in cima e riguardare gli anni triti trascorsi a miscelare parole ebbre in vasi di follia per comporre pozioni velenose che fondessero giachi di silenzio, elmi di assenza, corazze di odio; e di esse ubriachi, stoltamente certi che la vittoria nel duello verbale avrebbe spinto il soccombente a prona umiliazione, cercavamo il rinnovarsi del cimento, vinti dal cupo capovolgersi dei sensi, dei sentimenti e dal venire meno d’ogni barlume di ragionamento, ignari che la Sorte insieme a noi abbeverata del composto inferno avrebbe agito come demoniaco essere contro noi da noi plasmato. Al sognato procedere la Sorte ora contrasta ed ogni sforzo vano rende; alle nostre labbra sconosciute sono oramai parole di speranza, frasi di tenerezza, invocazioni di perdono e d’affetto. Ora parliamo di Caravaggio e di Tintoretto, ci confrontiamo sull’impressionismo, su musiche del sei - settecento, apriamo discussioni su Leopardi, forum ristretti sui pittori astratti ma null’altro rimane oltre l’amara coscienza che del cibo esistenziale, cui complemento quanto è detto era, siamo mancanti e che perfino scendere dalla collina è impresa superiore allo stato presente; allora andiamo, ricercando argomenti smemorati, a fare spese, a visitare mostre, a sorbire un caffè, a passeggiare in centro, lentamente disfiorando altre coppie, bambini, militari in libera uscita, studenti soli coi loro libri e i loro turbamenti, taluno roseo come un fanciulletto altri invece spinosi, con le barbe nere, che ci guardano di sottecchi forse pensando “guarda questi vecchi rimbecilliti dove andranno” e pena provo per loro: diverranno vecchi come me? Quali empie malattie o persone potranno ostacolare la loro gioventù? Quale infernale o devoto futuro a loro spetta? E’ forse tutto scritto oppure nulla? Sono essi preda oppure predatori? Quale parte, sia meno o più importante, ha il libero arbitrare in loro vita? Che la Sorte li assista, che ciascuno scali la scala che al suo metro è adatta, che in ognuno germogli quella spiga che il cuore e la ragione sceglieranno. Mesto, pensando all’arco di mia vita mesta, procedo lungo mesta strada che la pioggia ha bagnato irregolare – dammi la mano, non lasciarmi andare – su pieghe corrugate dell’asfalto barcollo per paura di cadere; si è fatta sera, queruli lampioni rilasciano singhiozzi di lucore giallastro che disegna strani coni sul sudicio selciato che più sporco appare dove batte artificiale la luce che va e viene – dove sei fuggita non vuoi proprio rimanere con me dobbiamo ritornare a casa e parlare anche un po’ di Baudelaire –; nel silenzio discendo per la strada ch’ora dichina verso il fondo valle dove lungi intravedo bianca lastra di marmo; m’avvicino. C’è il mio nome.
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (2)

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iezzi giampiero15 novembre 2011

Qualcuno potrebbe dire che per come è lunga è noiosa. Niente affatto, è matematicamente una poesia direttamente proporzionale... più è lunga, più è bella cesellata ad arte e, significativa nel contenuto e, nel modo originale di esporre. Più la leggo e più la rileggo con piacere ... è un dialogo dove io sento la tua voce. Componi da Dio come altri poeti di scrivere: la Perozzi Marina, D'alfonso Andrea, Raggioluminoso, Perlanera, Stanzione Rita, Lia, Afa Gabriella, Citarei loretta, Carlini, la cara signora siciliana Sara, con te Toccafondi Claudio e, pochi altri autori... nell'occasione di incontrare una vostra poesia, per me è un piacere usare occhi e mente insieme per la lettura che non consuma ma arricchisce l'anima .

Alessio Falaschi16 novembre 2011

endecasillabi di un viaggio dantesco verso se stessi e verso il tempo che non si cura di noi, ma guarda e passa... Baudelaire avrebbe apprezzato. E anch'io 30enne in cerca di sé.