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Alessandro Labriola
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Agitano, le schiene vetuste di muschio
i crani abominevoli,
le stuoie aberranti: odore di fafael selvaggio
- eresie della nostra condizione e specie
fogne che innalzano vapori ocra al cielo,
lodi di liquame, pece:
urla bestiali per le vie - l'azzardo
il traghetto di specchi sul fianco molle del bacino
sembra slanciarsi verso nuove lune
assorto nei roghi quaggiù.
Crepitando in molte, queste Luci vivono e guizzano
si spargono attorno, si spengono altrove
lasciano intravedere le chiome turchesi
nei leggeri mulinelli dell'onda.
Un passante scalzo mi strappò
all'impeto di raggiungerle - oltre il velo sullo scafo
nelle curve gelide del Nord.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (1)
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EnzoL17 novembre 2011
la capacità del Labriola di colorare le parole e le immagini nei suoi testi ha per me qualcosa di arcano... adoro il modo romantico sofferente di riflettere l'immagine della propria vita, delle proprie emozioni nonché delle proprie visioni di questo giovane e grande autore... i versi sono dolomitiche alterazioni del dolore spesso, e a volte sono leggeri fiocchi di tenera innocenza... grande

