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Impressioni 22 novembre 2011 · lettura 1 min · 1735 letture

Gabbiani

C
Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Scorre violento sul mare snervante libeccio; sotto il cielo scuro carico di nuvole ricolme di pioggia, volano i gabbiani e sordo risuona lo spazio del loro grido desolato che aliene, arcane terre sconosciute figura a nostra mente, ma improvviso lo stuolo degli alati si dilegua ed il silenzio ci trafigge il cuore.
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (2)

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Donatella Pezzino22 novembre 2011

Quando la tristezza è nel nostro cuore il grido dei gabbiani ci risuona dentro portando consolanti echi di mondi lontani, dove vorremmo volare anche noi, lasciandoci tutto alle spalle... ed ecco allontanarsi quella flebile speranza e tornare il silenzio, impietoso e desolante. Bellissimi versi, incisivi ed evocativi. Complimenti.

iezzi giampiero23 novembre 2011

Il verso dei gabbiani si coclea con chi grida parkinsoniano dal dolore ...è il verso megafonato che confonde l'aere e prende l'alare di questi uccelli portatori sani strani nel fare e, nel loro volare perché nella loro mente sono continuamete disturbati dalle onde paranoiche dell'infinito malore parkinsoniano... e vagano tutti presi di scemitudine in volo nel cielo. Sono le ombre delle rondini di primavera tutti scontati scartati scrutati vivi da chi vede fantasmi. Son anime stinte di passati volatili che migrano senza un sapere alla ricerca di un ricordo nel vagliare le montagne di monnezza dell'uomo.