Gabbiani
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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Quando la tristezza è nel nostro cuore il grido dei gabbiani ci risuona dentro portando consolanti echi di mondi lontani, dove vorremmo volare anche noi, lasciandoci tutto alle spalle... ed ecco allontanarsi quella flebile speranza e tornare il silenzio, impietoso e desolante. Bellissimi versi, incisivi ed evocativi. Complimenti.
Il verso dei gabbiani si coclea con chi grida parkinsoniano dal dolore ...è il verso megafonato che confonde l'aere e prende l'alare di questi uccelli portatori sani strani nel fare e, nel loro volare perché nella loro mente sono continuamete disturbati dalle onde paranoiche dell'infinito malore parkinsoniano... e vagano tutti presi di scemitudine in volo nel cielo. Sono le ombre delle rondini di primavera tutti scontati scartati scrutati vivi da chi vede fantasmi. Son anime stinte di passati volatili che migrano senza un sapere alla ricerca di un ricordo nel vagliare le montagne di monnezza dell'uomo.

