Già la notte si fa immensa
Già la notte si fa immensa
di un’immensità che supera i confini delle galassie
e che si estende per le lande oscure
della mia anima dischiusa.
Sono prigioniero delle tenebre fuligginose,
che come una manto si posano sul mio inconscio.
La sento su me,
come un sasso sulla mia ombra,
lo avverto,
su quella parte del mio spirito che mi è ignota
e la sento, come per l’ombra nell’oscurità,
plasmata della medesima sostanza.
Sono fermo negli occhi del tempo
e questi non guardano.
Fissano l’oltre di ogni esistenza.
Fissano quel luogo a cui tutto tende
e lo fissano imperterriti, immobili, ieratici e scultorei
come il colosso che non trema alla bufera,
né piange al dolore né soffre o teme alcunché
pur che sia profondo e puro.
Così il colosso temporale mi fissa.
Come fossi io quella meta,
come se me, e non io, ma quel luogo che in me risiede,
fosse il luogo a cui tutto tende.
Ed allora l’oscurità si immerge in me,
come anima dannata che ricerchi la luce.
Così mi sento invaso dall’esistenza.
In quel modo subdolo la notte perde i suoi confini
nella mia anima dischiusa.
È sera, ma in me già la notte si fa immensa.
©
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