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Introspezione 22 dicembre 2011 · lettura 3 min · 1961 letture

De quelles mains les chasser?

Jeannine Gérard 492 poesie pubblicate
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~ * ~ Une autre année s’enfuit! Le ciel empourpré de colère donne libre voie aux pleurs. Le Vésuve s’est tout vêtu de blanc. Le soleil jette à peine un regard à la terre. Le vent halète de sourds frémissements. C’est déjà ici une saison de gel. L’ombre succède à la mort du soleil. le couchant, cette splendeur qui décore le lointain est d’un aspect plus triste encore. Là, tout l’espace sur le dos j’écoute mon cœur. Mes yeux se remplissent d’ombre et d’une voix craintive et flûtée je geins… « o, mon âme, cette succession d’aubes et de couchants me frappe de sa lance, et tire la langue à ma douleur.» Un souvenir alors… s’élève comme une épaisse nuée et me serre le cœur. Il me déchire et ne laisse à sa place qu’une douloureuse plaie. Blessure que l’on voit quand un monstre est passé. Mais dites… y a- t- il des souvenirs qui ne vivent de pleurs et ne nous voient gémir? Et de quelles mains les chasser? Mais que peut ma main? Nulle réponse ne vient. Mes mots se fondent dans l’air et moi, j’ai raison d'être malheureuse. Les ruines au cœur, bouche ouverte au silence, ma langue déglutit le souvenir dénommé! Un cri muet m’étreint la poitrine. Dérive! . - - - - - - - - . Con quali mani cacciarli? . Un altro anno fugge! Il cielo imporporato di collera dà libero corso alle lacrime. Il Vesuvio s'è tutto vestito di bianco. Il sole getta appena uno sguardo alla terra. Il vento ansima sordi fremiti. È già qui, una stagione di gelo. L'ombra succede alla morte del sole. il tramonto, questo splendore che decora l'orizzonte ha un aspetto più triste ancora. là, tutto lo spazio sulle spalle ascolto il mio cuore. I miei occhi si riempiono d'ombra e con voce timorosa e flautata, gemo... " oh, anima mia, questa successione di albe e tramonti mi colpisce della sua lancia, e tira la lingua al mio dolore. " Un ricordo allora... erge come uno spesso nugolo e mi stringe il cuore. Mi lacera e non lascia al suo posto che una dolorosa piaga. Ferita che si vede quando un mostro è passato. Ma ditemi... ci sono ricordi che non vivono di lacrime e non ci vedono soffrire? E con quali mani cacciarli? Ma che può la mia mano? Nessuna risposta non viene. Le mie parole si perdono nell'aria e io, ho ragione di essere sconsolata. Le rovine al cuore, bocca aperta al silenzio, la mia lingue deglutisce il ricordo nominato! Dolore chiaro. Un grido muto mi stinge il petto. Divago! ~ * ~
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Jeannine Gérard
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