Il cielo diverso
Alessandro Labriola
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è sempre il sapore antico della terra
che si scuote e viene oltraggiata
- come un manto felino
il suo olezzo umido mi desta
e per i geloni che immortalano le venature
- e per un sole comunque in scena
quest'oggi il cielo in apoteosi
geme di inconsistenti carezze;
il fragore di scintille
- due forze congiunte, in armonia collerica
il procreare tenere incredulità negli occhi:
la neve incosciente e leggera
un secondo manto di grazia - pelle nuova, prediletta
Inizialmente l'adorai per il suo ossequioso garbo:
ma il gelo che inizia bruciando
s' infranse geloso accanto ai fossi
col fragore del vetro;
la natura fiorì là dove ero morto.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (1)
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Giuseppe Boccanfuso25 agosto 2012
Una visione che rende questo cielo di vita, una vita fatta di rimorsi e rimpianti, fenomenale la chiusa "La natura fiorì la dove ero morto." Versi che scuotono l'apatia e lasciano riflessioni e che entrano in sintonia con il lettore, ul cielo diverso è il cielo della tua vena poetica sublime... INCANTATO.

