Giara
Alessandro Labriola
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Contiene tutte le impurità,
mentre bolliva il rosario della nonna:
la croce legnosa liberò il Cristo
nei vapori torbidi del caos (poi mi pentii)
- il clero aveva agito bene
ed il rimpianto per il più piccolo sorso
mi fece odiare questa sete dolosa
e pregare al fremito del suo corso naturale,
l'ardente fato di chi si è inebriato
- oltre le ceneri
cosa riservi quest'inusuale cura
che scava le membra
e accende squarci d'alabastro al tramonto:
il sonnecchiar della fonte - dibattuta e agitata
al cospetto di chi l'adora cristallina!
Avrà tardato qualche ora al patibolo
quando scrutavo pacatamente
le logiche del tuo rifiuto e ti avrei amata
in ogni goccia di queste lacrime, nel respiro delle tane
si levava il grido dell'Inferno e del muschio,
il buio ritornava già al suo spettrale tanfo.
Mentre si evocavano pur salde le raccomandazioni
- dieci comandamenti astuti
la mia bocca abbandonò quel peccato
e nuovamente calò il Nemico.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (2)
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In Venere veritas15 gennaio 2012
come se si liofilizzasse il peccato, per crearne un antigene da iniettare... mi ha ricordato pinocchio quando deve bere la medicina amara: fingi di accettare, ma il giorno dopo sarai ancora libero... libero di te stesso.
EnzoL15 gennaio 2012
mi trasmette la voglia repressa... il nostro ES in catene da concetti preconfezionati e faziosi... la nostra dualità va accettata in pieno per assurgere a vera libertà... cosa che da sempre e da idioti oscurantisti schiavizzanti e targata come blasfema e paccaminosa... ottima, splendide l'immagini e l'incipit è uno spettacolo!


