Stazione
Nel viavai notturno della stazione
tra l’odore dei caffè e gli sbadigli
s’acquattano i passeggeri ai bagagli
sotto i tremolanti neon delle pensiline.
Gli addetti rimuovono mucchi
di cianfrusaglie, gli stracci
ed i materassi dei barboni
macerano buttati
a ridosso dei piloni.
Rivedo i binari
arrugginiti dal tempo,
dove fischiò stridulo l’addio
e fu la nostra ultima condivisione.
Nella confusione
delle mani ci lanciammo un gesto
e mai più ti rividi.
I fanali dell’ultimo vagone
-li rivivo ancora, fievoli bagliori
tra lamiere e vapori-
svanirono sepolti dalla notte.
Ancora nella sala d’attesa
dura la tempesta delle carte,
tuttora si frammentano sui pannelli gli orari
e si ricompongono le coincidenze.
E mai si svela il senso
di questo viaggio, di chi resta
e di chi parte.
©
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