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Riflessioni 22 gennaio 2012 · lettura 1 min · 1893 letture

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Alessandro Labriola 270 poesie pubblicate
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La rugiada desolata che striava i desideri della vera agonia: due giostre e una panchina, mostravano fin troppo bene i limiti del recinto e la voglia di valicare quelle argute feritoie spezzò il mio spirito nell'eterna contesa e nel sogno languido della perfezione (impossibile) attribuiva ai sensi fiacchi una vanità nuova e potente! Il crimine sarebbe stato non abusare degli ultimi anni! - o bendarmi di luce perenne vivendo sterile e grasso, ignaro della costa: abbandonata al ventaglio di nubi amorose. Il pudore sacro del buio, ispidi tessuti e stragi innaturali ammantate nella calce divorarono il mio tempo,(lo spirito) mi condannarono - e mi condannerò sempre ad altre città fluttuanti.
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Verso la "Venezia del nord"

L'autore
Alessandro Labriola
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Commenti (3)

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In Venere veritas22 gennaio 2012

i tuoi punti esclamativi (i primi che leggo...) sono dolci, sono forza un po' sballottata forse, ma c'è

un qualcosa di profondo e struggente in un mondo confuso e fuori dal tempo, un sogno triste ed incantato... bei versi!

EnzoL23 gennaio 2012

trasuda forza a tratti violenza repressa ad ogni verso, questa subdola impotenza che aleggia n testo si sente forte! trovo le parole fortemente evocative. in una lucida disperazione bardata di disincanto! mi commuove veramente bella