Aprire della sera
Gesuino Curreli
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Aprire della sera buccia e polpa
e annusarne le carni vespertine
ora che lascia il velo e le rovine
del tempo manifesta e la sua colpa.
Aprire feritoie nei misteri
che annidano nei fianchi solitari
di sentimenti rotti e amori chiari
svaniti con la gioia dei piaceri.
Aprire, ora per ora, nel silenzio
la pasta del dolore e assaporare
il taglio delle lame per cantare
con maggior lena l’attimo e lo scempio
che ci allontana, fino a tramontare,
dal limpido cristallo dell’amore.
Chiedere ai venti magiche e sonore
testimonianze di antichi lamenti,
di pene degli umani e degli eventi
che inducono il pensiero a balenare
nei pertugi di lampi e di incoscienti
verità che m’incanto ad osservare.
Parrebbe di aver giunto l’apicale,
sommo, divino spazio del sapere
dove il pensiero incontra il dispiacere
e ne legge il divino e l’animale.
E invece no, si torna a brancolare
nel buio che impedisce di capire
il perché dello spazio ed il patire
che chiama al canto chi ha saputo amare.
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
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