Langage aigu et amer
Jeannine Gérard
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+ Segui

~ * ~
Fatiguée,
lente de mouvements
elle cherche une main
et murmure…
« O cœur adorable,
reviens, reviens.»
Et ses mains se joignent
vers celui
qu’elle ne peut plus
presser.
Elle voudrait s’endormir
mais elle ne dort plus
et les nuits
lui paraissent éternelles.
Elle observe le ciel
perdu sous le manteau gris
dont la nuit se revêt.
Dehors,
le vent pleure.
Ses murmures mélancoliques
la font frémir.
Elle l’écoute,
confuse.
Et quand
l’aube surgit
ouvrant les danses
à la lumière,
de nouveaux sentiers
s’ouvrent à sa tristesse.
Le regard voué
à la mouvance de l'air,
seul,
répond le silence.
Langage aigu et amer!
Le cœur battant,
gros, serré, fendu…
les souvenirs alors,
lointains, perdus...
…
Qu’il faisait bon de vivre
dans l’ordre et dans la paix
de la famille.
Délicieux le bonheur
qui lui caressait le cœur.
…
O vie!
Ô, tourment!
Tout aspirer
et ne plus rien saisir.
Et des mots se cherchent
dans sa bouche.
Désespérément!
.
~ * ~
.
Linguaggio acuto e amaro
.
Stanca,
lenta nei movimenti,
cerca una mano
e mormora...
"O cuore adorabile,
ritorna, ritorna."
E le sue mani s'incontrano
verso colui
che non può più
stringere.
Vorrebbe addormentarsi
ma non dorme più
e le notti
gli sembrano eterne.
Osserva il cielo
perso sotto il manto grigio
di cui la notte si riveste.
Fuori
il vento piange.
I suoi lamenti melanconici
la fanno fremere.
Lo ascolta,
confusa.
E quando
l'alba spunta,
aprendo le danze
alla luce,
nuovi sentieri
s'aprono alla sua tristezza.
Lo sguardo voué
all'instabilità dell'aria,
solo,
risponde il silenzio.
Linguaggio
acuto e amaro!
Il cuore in agitazione,
gonfio, serrato, spezzato...
i ricordi allora,
lontani, persi...
...
Come era bello vivere
nell'ordine e nella pace
della famiglia.
Deliziosa la felicità
che gli accarezzava il cuore.
...
O Vita!
Oh, tormento!
Tutto ambire
e più nulla lambire.
E delle parole si cercano
nella sua bocca…
Disperatamente.
~ * ~
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L'autore
Jeannine Gérard
Commenti (1)
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lucia curiale28 febbraio 2012
Ecco lacrime a scendere quando la poesia è vita... E sospirarla e leggerla e rileggerla per trovar un finale nuovo che non c'è... Perché è questo che spinge l'uomo a narrar di dolore e sofferenza: render l'amarezza un po' più dolce, la tristezza un po' più felice. Malinconia che riporta a tempi meno bui di quelli a cui, ormai, per sempre si è stati consegnati... Che dire? Non ho parole, ma solo pianto... Bellissima!

