Gabbiano in città
Alessandro Labriola
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Cosa amate Voi
più del giaciglio di brezza?
Quante vite credete
di aver spremuto al Suo grembo?
Lui è indaco e infinito.
Ho visto le fondamenta esangui
dei relitti, come i vostri volti:
mentre soffocano segreti profondissimi
- scale mobili, agio, ascensori fino al Paradiso
avete illuminato e costruito, eppure vi deprimete
in formicai ordinati, negli avanzi nebbiosi
dell' aristocrazia; - Io invece vibro nell'oro accennato
quando l'onda si acquieta
e riscalda placida i suoi figli callosi
le paratie stonate del rione
ove sprangate le finestre
- quel baccanale privato riaffiora
vedo le vostre coscienze gelose e noiose
giocare d'azzardo coi cuori (codificare le anime)
e mi si gonfia il petto
lo sterno poderoso
pugnale sacrificale del cielo;
le mie ali cremisi
accennano radiose ad illustri traguardi.
Tornerò a casa
e il profumo d'alghe
mi condurrà oltre la vostra ignoranza:
l'Eternità.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (1)
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EnzoL1 marzo 2012
mi piace molto questa metafora, questo rivedere se stesso come gabbiano, cresciuto in una dimensione quasi differente, con valori diversi... perplessità e libertà diverse... un testo che ho letto e riletto, tanto mi aggrada per versi e per stesura... uno stile quello dell'autore di alto livello... pregiato

