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Ribellione 29 febbraio 2012 · lettura 1 min · 1456 letture

Parkinson delendum

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Giaccio con altri tra mura luminose di finestre affacciate su vialetti solinghi, circondati da spettri solitari ai quali il morbo ha dato forme orribili di membra attorte e scosse da sussulti strani e da forti tremori, incessanti e sfrenati ovvero qualche momento torpido, acceso da fiammate di dolore che leniscono pietosi farmaci fatati dal potere ancora misterioso, donde smarriti sguardi con occhi dilatati, somiglianti a quelli di notturno rapace soffice e silenzioso, sorrisi senza vita sopra passi di scomposta danza sospesa su paludi di pensieri, sgombri però da segni di ragione. Morbo subdolo che tardi si appalesa quando quasi compiuta ha sua rovina nel cerebro assalito sì che soltanto le tardive cure possono darsi. Ma una mano d’animi forti e di forti intelletti ricercando, conta d’avere alfine ragion di questo empio mostro. A noi non resta che lo sperare in loro ed in un nuovo Catone che imperversi inarrestato “Ceterum censeo Parkinson delendum”
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (2)

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iezzi giampiero1 marzo 2012

Bisogna in ogni momento... rompergli le uova nel paniere per tutto il tempo tale che possa marcire per sopraffare il male in noi ... per avere un po' di pace...

A
Aledam1 marzo 2012

... venga presto la terza guerra punica a chiudere il sofferto esistere di questa " delenda Carthago " Con Te e per Te spargerò sale. , sconosciuto amico.