Recidiva
Alessandro Labriola
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Fiocchi di pastello sperperati nell'aria
stridono, inducendo le Nobili al pianto
e al Piagnisteo codardo.
Difatti scolpii io
i non più vergini assetti
della luna astratta, bugiarda:
slanciato con l'eleganza
di un "Eterno infinito" - ero
Legai ogni certezza come un cordone di seta
sullo scheletro balbettante della pianura;
imitai le stesse pantomime acide delle voci
con la reticenza del figlio dannato
e il ruggito fiero sopito dalla folla;
m'invase lo spirito della "festa":
il suo incedere lesto violentò il mio orgoglio
sussurrando lusinghe d'oro: antiche profezie.
sentii nuovamente il gusto frizzante del passato
- dalla stessa bocca sgorgò l'antico veleno
mentre ti affaccendavi inutilmente
sul mio corpo malato.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (1)
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EnzoL8 marzo 2012
uno stile quello dell'autore che mi lascia sempre basito, tanto lo sento dolente e carico di cruda realtà... mi colpisce l'eleganza aulica di ogni parola, che veste d'amarezza ogni verso spettacolo

