Speranze
Per cosa hai sino adesso stancato il tuo corpo,
e l’anima offeso per una fila
di amori ridicoli, contingentati dalle esigenze
del momento o da mode secondo schemi
o stilemi preconfezionati, prima il chiodo
e il motorino, un patrimonio di jeans sfilacciati,
chi mai pagherà il mutuo o l’affitto
e poi esistenze parametrate al minimo sindacale,
ideali di latta o pulsioni un po’ orwelliane
o voi che state all’erta nelle vie
non indugiate sotto balconi screpolati con la biancheria
stesa alla pioggia fangosa e radioattiva
per indossare scure mantelle di puro cachemire
portate con studiata nonchalance
alla luce singhiozzante di crudi lampioni
gialli nella città inutile abbracciata da periferia lurida
e lucida di strass perversi e stelle di carta
stampata su un solo lato e fogli dei giornali del mattino
quando all’amore friggi due uova al tegame,
dopo uno sguardo indifferente ai battiscopa
inzaccherati fumi una sigaretta che non sa di niente,
solo amaro e lingua gonfia e i progetti ambiziosi,
sbeffeggiati ancor prima che frustrati
sono cenere e mucchio con le speranze lasciate
salvo la grande lotteria che vivi
la domenica sera per un’ora sola
e dopo non puoi nemmeno piangere.
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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