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Riflessioni 16 marzo 2012 · lettura 3 min · 2226 letture

Ce jour là

Jeannine Gérard 492 poesie pubblicate
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~ * ~ Dehors, le vent frappait les nuages à coups redoublés. Je me réveillais dans un état de vive irritation. Ce jour là, c’était mon anniversaire. Et enfin bien réveillée, je sortais dans des lieux écartés. Me perdre là et m'abreuver de silences! Je retrouvais les sentiers pierreux avec leurs broussailles de genêts, de chênes rabougris et genévriers. Je marchais seule et tremblais dans la grande tristesse de l’aube. Quelque chose me tombait sur les épaules des hauteurs du ciel. Je levai la tête vers l’infini et suspendis mon Je geignant et ahanant… Quels maux! Quel impitoyable coup de l’existence. Quels tourments du corps et de l’âme m’avaient réduite à cet état de transparence. N’être! Il est malaisé d’avancer avec élan et harmonie sur le chemin de l’existence quand on va vers le couchant, seuls! On est retenu, on trébuche, on a peur, on se perd! Et dans le silence d’un cri de douleur arraché à une souffrance muette… je tremblais pour n’avoir été qu’un soupir. Une parole alors et un regard de toi auraient suffi pour goûter cette coupe enivrante… « qui est le bonheur.» Mais dans l’ombre d’un chêne survivant, sans parole! Qu’un cri et son écho blanc. Ce jour là, nul jamais me réconforta. . ~ * ~ ~ * ~ ~ * ~ ~ * ~ ~ * ~ . Questo giorno . Fuori, il vento sferzava le nuvole a colpi ripetuti. Mi svegliavo in uno stato di viva irritazione. Questo giorno, era il mio compleanno. Ben sveglia finalmente, uscivo verso luoghi appartati. Perdermi là e abbeverarmi di silenzi! Ritrovavo i sentieri pietrosi con i loro cespugli di ginestre, di querce striminzite e ginepri. Camminavo sola e tremavo nella grande tristezza dell'alba. Qualche cosa mi cadeva sulle spalle dalle altezze del cielo. Sollevai la testa verso l’infinito e sospesi il mio Io gemendo ed ansimando... Quanti dolori! Quale spietato colpo dell'esistenza. Quali tormenti del corpo e dell'anima mi avevano ridotto a questo stato d'evanescenza. Non essere! È arduo avanzare con slancio e armonia sul cammino dell'esistenza quando si va verso il tramonto, soli! Si è trattenuto, si inciampa, si ha paura, ci si perde! E nel silenzio di un grido di dolore strappato ad una sofferenza muta... tremavo per non essere stata che un sospiro. Una parola allora e un tuo sguardo sarebbero bastato per gustare questa coppa inebriante… “ che è la felicità.” Ma nell’ombra di une quercia sopravvissute, senza parola! Solo un grido e il suo ecco chiaro. Questo giorno, nul mai mi rincuorò. ~ * ~
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Commenti (2)

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lucia curiale16 marzo 2012

la solitudine che regala un amore muto accompagna spesso l'animo sensibile lungo sentieri ormai ben noti: quelli del non sentirsi vivi. Una sensazione di trasparenza, di non essenza riempie mente e cuore... Alla ricerca d'un appiglio, di un aggancio che riporti il tutto, la vita, nella sua giusta dimensione, quella reale, di un gesto amoroso, di , d'un verbo soltanto... e sarebbe allora ancora felicita'... in assenza, solo "non fisicita'", "non presenza", "non esistenza"... Bella!

meravigliosamente traporta inalando quel fantastico che esibisce il sentimento nel decantare malinconia d'amore, ed in questo stesso sopire si sente tutto il sapore della vita che innesta questa fantastica POESIA, CHE COGLIE PURE L'ANIMA...è eccellente e molto sentita