’O mese ‘e marzo
Scrivere è una passione che accompagna da tempo la mia vita. Credo sia la scorciatoia più breve per poter raggiungere i sogni e le speranze che spesso sembrano così lontani.
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Usando prevalentemente musicali quartine di ottonari, il poeta compie una saporita rivisitazione dei famosi capricci del tempo atmosferico di marzo. Inoltre, particolare non di secondo piano, usa un dialetto finalmente ben scritto (ci sono purtroppo troppi partenopei che si dichiarano innamoratissimi della loro città e che invece cominciano a offenderla proprio scrivendo alquanto male il suo dialetto) .
L’autore ha dato la giusta collocazione di quello che è sempre stato il mese di Marzo, allegro, dispettoso, imprevedibile, come se fosse quasi obbligato e giustificato, dal tempo stesso, a comportarsi nella descrittiva maniera poetica. Non sembra parente di nessuno, né di Febbraio e né di Aprile, perché, quando esso vuole, fa venire a piovere, solleva il vento, apre le tende per far affacciare il sole, regalando a tutti gli esseri umani, i propri capricci stagionali. Pure il vento di marzo è irrequieto, come la gente frettolosa, che deve svolgere tante cose ed ha poco tempo per farlo. Un testo divertente, pieno di energia, come la creativa fantasia di chi l’ha scritta.

