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Riflessioni 7 aprile 2012 · lettura 2 min · 2610 letture

…e nell’oblio del giorno

Gesuino Curreli 1281 poesie pubblicate
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…e nell’oblio del giorno si disperde l’immagine che sfuma in azzurrino tra i cristalli abbaglianti del mattino, fino alla luce mite quando è verde la paura del nulla che ci inonda. E nel silenzio il vuoto ci circonda e ci riporta al poco che contiamo, perso il volto e la voce che amavamo, abbattuto dal colpo di una fionda. E nel silenzio, lì, trovo il sentore del mistero che esiste e mi flagella, piegato sul perché la prima stella non svuoti i propri raggi del bagliore, per il quale cantai la mia fortuna sotto il mistico e splendido tremore. Lieto di ricordare ad una ad una le stelle che ogni volta declamavo, compagne di conquista e d’avventura, nei campi dell’amore dove aravo, ricco di giovinezza e di premura. La povertà mi stringe e nella scura, ultima luce che saluta il giorno trovo i fantasmi incerti nel contorno quando la solitudine è più dura, ed io vago spaesato, e tremebondo. Piegato all’implacabile tramonto, si veste di passione l’occidente e scioglie infine forme lentamente per dare spazio ad ombre ed a respiri con una brevità che ci spaventa. La ragione per cui la vita è spenta é cosa che riposa in seno altrui a noi viventi è dato in tempi bui, dilaniarci con ciò che ci arroventa.
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L'autore
Gesuino Curreli

Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....

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Commenti (1)

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nessun titolo7 aprile 2012

Le più belle poesie si scrivono sopra le pietre coi ginocchi piagati e le menti aguzzate dal mistero. Le più belle poesie si scrivono davanti a un altare vuoto, accerchiati da argenti della divina follia. Così, pazzo criminale qual sei tu detti versi all’umanità, i versi della riscossa e le bibliche profezie e sei fratello a Giona. Ma nella Terra Promessa dove germinano i pomi d’oro e l’albero della conoscenza Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto. Ma tu sì, maledici ora per ora il tuo canto perché sei sceso nel limbo, dove aspiri l’assenzio di una sopravvivenza negata. Alda Merini, da “La Terra Santa” 1983