Io sono Alessandro
Pazzia,
è un turbine vuoto che scorre nell'anima
è una canzone lenta che inganna le ore
è fuga innanzi alla solitudine immensa
è un amico perduto e mai ritrovato, mai del tutto.
Pazzia,
è cedere i sogni in cambio del sonno
è portare una donna a un altare posticcio
è darle la vita che tu non vorresti, contarne le ore
è avere paura di essere ciò che in fondo non sei.
Pazzia,
non è essere poveri, liberi di non avere
non è ricominciare, sempre, dall'amore
non è sorridere a chi se ne va
(ho voglia di rivederti)
non è stare soli e chiamarsi per nome.
Pazzia,
ho scritto per anni, un fiume di carta
ho fuggito la noia, forse anche il pianto
ho masticato la mia calma, logorato il mio buonsenso
ho trovato me stesso tra le gocce su un vetro
in un vicolo del centro
negli occhi di lei, quella sera
di nuovo sulla carta, quando scrivo il mio nome
Pazzia,
cercami ancora nel passato, sarò oltre
colpiscimi con forza, resisterò
mostrami il tuo volto di medusa, non lo temo
...prendimi solo se mi abituerò, all'amore.
©
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L'autore
Alessandro Ferrari
Non parlo in terza persona perchè non sono Cesare. Sono un giovane di trent'anni che scrive per hobby, poesie ogni tanto anche se la mia passione vera sono i racconti fantastici e di fantascienza, in cui mi cimento ogni qual volta posso. Per vivere sono ingegnere e insegnante di materie scientifiche. Adoro la fisica p
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