Canto senza fine
Ho percorso la mia strada
dal mio quindicesimo anno:
ho dissetato la mia spada
del nero sangue del Normanno.
Dall'orto a picco, sulle scogliere,
da solitarie brume alla mondanità,
ho lasciato le alte brughiere
per Costantinopoli, e le Sette Città.
Ho cavalcato il mare che mente
fino alle terre di fratello Brendano,
là dove il Sole tramonta ad oriente
e la Parola toccai con la mano.
Ho pianto ciò che l'invasor faceva
quando l'eroe era a capo chino,
quando perfino l'arpa taceva
dal verde Munster fino a Dublino.
Ho sempre adorato il bianco Cristo,
so a memoria i lignaggi d'Irlanda,
ho cercato il Calice, che mai fu visto
dal triste mortale di questa landa.
Ma i vecchi canti più non sono,
fra i miei capelli è sceso l'inverno;
ancora del mare mi attira il suono:
là è ancora poesia, o forse l'Inferno.
Cercherò il Sole rosso all'occaso
e anche Morte, son stanco del mondo...
resti qui l'arpa, a chi vorrà il caso,
salperò verso l'oceano profondo.
©
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L'autore
Alessandro Ferrari
Non parlo in terza persona perchè non sono Cesare. Sono un giovane di trent'anni che scrive per hobby, poesie ogni tanto anche se la mia passione vera sono i racconti fantastici e di fantascienza, in cui mi cimento ogni qual volta posso. Per vivere sono ingegnere e insegnante di materie scientifiche. Adoro la fisica p
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