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Riflessioni 13 aprile 2012 · lettura 2 min · 2609 letture

Il silenzio e il canto

Gesuino Curreli 1281 poesie pubblicate
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Il silenzio che chiama a sé la notte é voce del mistero che si scioglie in vibrazioni semplici di foglie o nei singhiozzi delle voci rotte come struggenti canti di Sardegna. E l’anima si lascia molle e pregna ai sogni di stagioni sconosciute che mi trascina a sensazioni mute dentro la solitudine che regna. Oh canto rude senza paragoni, tenero come dolce ninna nanna quando la voce va sopra una spanna al suono della gola e dei polmoni! Oh canto infine limpido e attraente come sorgente viva di acqua pura, canto vergine, suono di natura, e come l’acqua fresco e trasparente! Il rombante rapsodico metallo del coro dispiegato a cuore aperto sembra messaggio antico di un reperto trovato fra i nuraghi o nel corallo dentro un seno marino mai scoperto. Il silenzio che chiama a sé la notte offre lo spazio a queste note dure, ma la voce che intona sulle alture si libra come un’eco nelle grotte, quando il mattino torna il pipistrello, per riposare, alle pareti scure. E questo canto è affabile scalpello che sa affondare il segno nel dolore, e muove danze di un altro modello arcano quanto pieno di stupore. Con esso vago e sto sullo sgabello ma volo in altri tempi già rapito dall’empito del suono del grafito che sta alla storia come un menestrello. Il silenzio che chiama a sé la notte… il silenzio, poi il canto, e poi la pena che si dissolve, per magia, serena, in un’estasi e più non mi percuote.
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La riflessione nasce in un momento di abbandono, mentre ascolto il canto tradizionale delle comunità barbaricine, per il quale nutro passione profonda. E' un coro di tre voci gutturali, al comando di una voce solista che intona e dà "su puntu", il via, e il tempo d'ingresso, e ne comanda per l'appunto il tono e il ritmo. Canto peculiare e vivo solo nell'interno della Sardegna, senza riscontri analoghi in altre parti del globo.

L'autore
Gesuino Curreli

Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....

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Commenti (2)

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aspide14 aprile 2012

Beh, devo sinceramente dire, ed io da solo perché sono l'unico commentatore, che questa è Poesia, con la P iniziale maiuscola. Però "nemo propheta in patria" e anche nella patria della poesia questo Autore sembra non esserne profeta. Ho l'orgoglio di pensarmi bravo nella ricerca di vera poesia, perché questa, lo ripeto per l'ennesima volta, senza tema di smentite e sicuro di avere ragione, è VERA ed AUTENTICA POESIA!

carla vercelli14 aprile 2012

Anche se non conosco benissimo il canto tradizionale delle comunità barbaricine, sembra di udirlo dai versi mirabili del Poeta, trascinanti in un mondo arcano, forse incontaminato, in cui "il grafito sta alla storia come un menestrello". Un canto che frange il silenzio, un canto capace di dissolvere la pena del poeta in un'estasi probabilmente d'emozione e ricordo. Apprezzatissima.