Adesso che la sera
Gesuino Curreli
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Adesso che la sera è più quieta
e sa di pane azzimo il giardino,
senza il soffio del sole mattutino,
dentro l’oscurità della compieta,
adesso tremo e sto come un bambino
in attesa di un suono alla mia porta.
Nessuno viene, e più non mi conforta
l’amara solitudine che ho amato
quando il vento cantava, ed io beato
mi cimentavo in liriche d’amore,
prendendo al vento l’alito che muore
quando oltrepassa i monti verso il mare.
Ero poeta ricco, amavo amare,
ed ero amato con vivo trasporto,
ma quest’anno il Cristo ch’é risorto
mi trova ignudo, perso, e il mio vagare
non conta i passi e dove voglio andare.
Adesso che la sera è più quieta
entro nella sua pancia e mi addormento,
chiedo alla solitudine se il vento
possa vibrare le sue corde e lieta
canti un’aria che mi rapisca ancora.
Prima che salti i monti, per l’aurora
avrò ultimato liriche rimate,
fuori moda e, chissà, pure stonate
ma in tinta con il tempo che mi ignora.
Adesso che la sera è sera sola,
nella sua solitudine mi stendo,
venditore di libri a bordo strada
nella festa paesana di contrada,
col banchetto di opuscoli, ma vendo
i cocci solamente di una fola.
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
Commenti (1)
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aspide22 aprile 2012
Il canto della disillusione e dello sconforto. Poesia accorata, mesta, intensa, dove risalta dolorosamente un tempo che fu di vita, speranza, amore, in contrasto con l'odierna sofferenza e solitudine, dove c'è pure l'abbaglio di esprimere, in questa esistenza che è "festa paesana di contrada", di essere venditore d'idee ed insegnamenti, accorgendosi invece di vendere purtroppo "i cocci solamente di una fola". La Poesia di Curreli è dolore, e questo s'espande in ogni verso. E' triste dover raccontare solo l'intima e personale sofferenza, ma, come scrisse il grande Eschilo "il racconto é dolore, ma anche il silenzio è dolore."
