Riflessi
Elena Poldan
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mi scaldo nei riflessi
di vite sconosciute
le osservo
dal di fuori
dalla sponda di fronte
distante
si desta una fitta
mentre un fiume in piena discende
dagli altipiani delle mie meraviglie
una minuscola mano
fra le mani
le mie
e il cuore diventa una giostra impazzita
un’ascesa su vette inesplorate
si sgretola impietosa
farfalla avvenente
depone certezze su corolle di mamma
e ancora
mi perdo in un ricciolo mielato
e sprofondo in un incanto senza tempo
ma non atterro
aquiloni sospesi
sfuggono al controllo
nel ciclone d’un fato nemico
e tu
donna fortunata
stretta nell’abbraccio del cosmo
attorno il paradiso
ti fondi e t’annulli
e nei frantumi dei tuoi specchi
ti rivedi
mentre di te lo nutri
d’Immenso ti disseti
disincantevole riaprirsi
di speranze
sotto macerie e sconfitte
è un seme disperso nel vento
un amante bugiardo
uno stallo
una nuvola che piove di giorno
una mano che oscura
una fronte che gronda
è adesso
©
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L'autore
Elena Poldan
Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è
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EnzoL27 aprile 2012
la maternità da sempre è culla ancestrale, ogni cosa si fonde, di questo mondo, nel gesto splendente di una madre che allatta il suo bambino, un cerchio perpetuo come solo una donna può concepire, donatrice e generatrice di vita. splendida lirica, sentita

