L’altra città

Solo un paio di lustri
ha cancellato un paese
e quella terra secca
s’è fatta città di silenzi,
lumini accesi, fiori artificiali,
tutto il tempo senza più tempo:
nemmeno una guerra
una rivoluzione,
o un terrore giacobino.
Tra l’essere e il non essere
meno di un respiro breve
d’un battere di ciglia,
attimo, inutile misura.
E cambia la corteccia,
mutano i visi e gli usi
cambiano le amicizie
si rompono i destini
svaniscono i languori
i sogni, le speranze
il mondo cambia pelle
nuove piante crescono
seccano gli stoppioni
E il sole nero cheta
alfine anche le nostalgie
di tempi cupi e di violenze.
Nemmeno resta lo spazio
per ricordi blandi,
il grande leviatano
divora ogni vivente
e ne disperde ogni gloria.
©
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L'autore
Carlo Digiovanni
Sono nato in provincia di Bologna l'11 aprile del 1944, dopo il liceo classico ho preso un diploma in filosofia e un diploma di abilitazione magistrale; mi sono iscritto all’Università ma non sono riuscito a laurearmi per mancanza di tempo e di soldi. Sono sposato, ho due figli. Per il Comune di Castiglione dei Pepoli,
Commenti (2)
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A
Angeloantico17 gennaio 2007
... tema molto particolare, certamente insolito. Hai reso bene il senso del luogo, con versi che scivolano via in un fluido ritmo. Un Carlo
O
Oliviero Angelo Fuina17 gennaio 2007
Poesia di suggestioni, in un dinamico pennellare traguardi a perdersi, cambiali di vita scadute nel soggettivo scandire del tempo: eterno nel suo attimo. br Parole in cascata a rafforzare il messaggio anche graficamente. br Una poesia che mi ha colpito positivamente. I miei.