Legna da ardere
Cresce nel cielo l’ondosa folata.
Aumenta nel mare la violenza della corrente.
Si alza dalla terra il montuoso rumore.
Si staglian violenti insieme nel centro.
Si coagulan violenti nell’impazzante amalgama.
Si stacca dal cuore l’ultima delle tante catene.
Crebbi di notte, morii di giorno,
Per resuscitar di notte, la notte eterna.
La luce di un momento,
In cambio del buio di sempre.
Brev’intenso momento di pace,
lungo e lento momento di guerra.
Crebbi di notte, ma vidi la luce,
Neanche il tempo di gustarla e già morivo,
Per esser riposto nell’eterna oscurità,
Ch’ancor oggi m’avvolge
E a cui gli occhi non s’abituano.
Cosa si cela dietro il tuo rossore,
Che sia gioia o dolore,
Il tuo peccato è chiuso nel tuo seno,
il tuo cuore ne è pieno.
Tu che non odi né ami,
Per me indifferenza ti chiami.
Tu che non nuoti controcorrente,
Da tempo è chiusa la tua mente,
Finché dal torpore non ti sveglierai
E finalmente a me sorriderai.
Sarà il giorno d’apocalisse, il giorno di morte,
L’uomo in jeans coi guanti insanguinati,
l’ascia in spalla, le scale incendiate.
L’angoscia per un giorno, senza via d’uscita.
Sarà l’uomo di lissù, l’uomo che non morirà.
E noi tutti vittime, come legna da ardere.
E arriverà il primo giorno, il primo di tutto l’anno.
Vedremo le nuove facce, le nuove maschere sui volti.
Ci porteranno nell’innaturale, nell’atmosfera irreale.
E non saremo più noi, saremo altri di noi.
Sarà un grande giorno, un giorno che non si dimenticherà.
Sarà forse l’ultimo, l’ultimo di ogni anno.
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