All'ameno riso
All’ameno riso che prese tra gli altri me come suo bersaglio
e come un cielo duro mi soffocasti gli occhi
e lo sguardo mio spezzasti
giù fino alle tue ombre.
Fonte del celeste
Come i sogni sembri aver sembianze mutanti
Che brancandomi il cuore e affogandomi l’anima
In quell’apnea di sguardi; non ti rivelasti.
Così il mio spirito devoto si china
Ad un altare vacante
con l’udito attento alle flebili note
Di verità scostanti.
Quale eclissi apocalittica accese le mie labbra
Chiuse nel suggere, quelle che tue non eran tremanti.
Ancora quel tremore di te mi alberga la notte
Che tua è – spero - inchinandomi
A fugare dal cuore quelle luci
Che non sono delle tue ombre sembianti.
©
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