A maria

mentre aspetto scrivo
nell'alito freddo di una stazione,
osservo passeggeri distratti
che si mischiano come carte da gioco
nel susseguirsi di treni che si incrociano,
con la loro vita racchiusa in una valigia
stretta tra le mani.
Parallele d'acciaio hanno udito
l'ultimo e il primo vagito di bimbo,
tra lo stridio frenetico
e lo sconcerto pubblico,
nell'alba di un primo mattino.
Guardo con occhi distanti
attraverso labirinti mentali
il gesto ineluttabile di una madre
che si perde tra la foschia e i binari.
Compagna di scuola, perduta per strada,
cerco la trama lasciata cadere,
cerco il buco dove sei inciampata,
e dove sei stata già dimenticata.
Ti dedico un minuto del mio tempo
ed una lacrima che non è sgorgata,
su questo marciapiede dove mai
tu non sei partita né arrivata.
©
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L'autore
conchita
sono nata un mattino di dicembre all alba dell ultimo giorno dell anno, pioveva a dirotto.un brutto temporale tanto che manco la levatrice voleva venire a casa, perche io son nata in casa, mio padre andò a giustificare la sua assenza dal lavoro per quel giorno(lui faceva i mercati rionali)ma quando tornò ero già nata
Commenti (3)
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C
Citarei Loretta Margherita27 maggio 2012
la stazione sempre ha ispirato i poeti, immagini suggestive, apprezzata
Lena Orfeo27 maggio 2012
Entra dentro con la sua malinconia e la sua dolcezza... Fa bene, fa male... mentre dice tutto tra le righe. Spendida... Un inchino. FIOCCO!
F
Fantaghirò27 maggio 2012
maravillosa! molto profonda ben congeniata e strutturata. eccelsa, mi ha emozionata come non mai

