Black out ordinario
Elena Poldan
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ci sono cassetti rotti
nelle mie stanze dimenticate
e insetti morti
foglie secche
lettere ingiallite
fra anelli arrugginiti
ci sono imposte scardinate
sigillate da anni di polvere
su giorni scoloriti
tra passi sciagurati
ci sono ragnatele
pendenti sogni dal soffitto
nostalgie insanguinate
e sedie rotte
da attese sfibrate
ci sono braccia e gambe
di bambole assorte
nuvole bianche capovolte
occhi sbarrati al soffitto
smembrati giochi
oltre frontiere sbiadite
ci sono odori di fantasmi
un tempo diletti compagni
pietoso manto
sui miei rimpianti
ci sono occhi
pianti scarabocchi
e mani maldestre
in questa ecatombe
sospesa dal tempo
nel lasso d’un attonito ricordo
-chi ero
che avrei fatto-
c’è un treno fuori binario
che urla e m’investe
riportandomi al presente
black out ordinario
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Elena Poldan
Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è
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