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Sociale 20 giugno 2012 · lettura 2 min · 1531 letture

Parola al detenuto

Emanuele Strada 143 poesie pubblicate
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Esibire la violenza come particolare segno sulla carta d'identità delle mie mani. Ergastolo è il mio nome, "fine di pena mai" il mio indirizzo; il fio che pago del male fatto altrui. Pena che affligge, punisce ed estranea da tutti e da me stesso. Un dolore che sancisce la fine di un tempo, del giorno che ingoia altri giorni e che non mi assolve. Sbarre appese all'orizzonte della memoria degli uomini, decenni di ferro sbattuto sui rimorsi che lasciano un segno, un'apnea che restringe i polmoni. Le parole sono solo vestiti, nelle bocche recluse sono solo dei suoni, saccheggiate senza alcun bagaglio di senso. Anonime e blindate storie nelle gocce dei giorni; si potrebbe ricucirne la trama; ma alle volte, una gabbia, una cella, spazio chiuso, ti riduce, ti restringe, ti limita, ti spegne. Dall'altare di questa morte annunciata, il sorprendente incontro con gli altri; lo stupore il rinnovo che cambia il mio sguardo, la mia impronta, la vita. Tenterò di essere un libero uomo a dispetto dei miei polsi ferrati, da catene che sanguinano agli arti. Accetterò volentieri la pena che giustizia darà alle vittime, barattando dignità e la mia persona per nuove occasioni di riparazioni e riscatto.
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L'autore
Emanuele Strada

Seme contrario alla terra sopravvissuto alla mietitura degli amori sarò pianta robusta nella piantagione del mio nutrimento si prega di lasciare libero il passaggio da nuvole tempestose e cirri di sbadigli da oggi mi nutro di puro sole.

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