Parola al detenuto
Emanuele Strada
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Esibire la violenza come particolare segno
sulla carta d'identità delle mie mani.
Ergastolo è il mio nome,
"fine di pena mai" il mio indirizzo;
il fio che pago del male fatto altrui.
Pena che affligge,
punisce ed estranea da tutti
e da me stesso.
Un dolore che sancisce
la fine di un tempo,
del giorno che ingoia altri giorni
e che non mi assolve.
Sbarre appese
all'orizzonte della memoria degli uomini,
decenni di ferro sbattuto
sui rimorsi che lasciano un segno,
un'apnea che restringe i polmoni.
Le parole sono solo vestiti,
nelle bocche recluse
sono solo dei suoni,
saccheggiate senza alcun bagaglio di senso.
Anonime e blindate storie
nelle gocce dei giorni;
si potrebbe ricucirne la trama;
ma alle volte,
una gabbia,
una cella,
spazio chiuso,
ti riduce,
ti restringe,
ti limita,
ti spegne.
Dall'altare
di questa morte annunciata,
il sorprendente
incontro con gli altri;
lo stupore
il rinnovo che cambia
il mio sguardo,
la mia impronta,
la vita.
Tenterò di essere un libero uomo
a dispetto dei miei polsi ferrati,
da catene che sanguinano agli arti.
Accetterò volentieri la pena
che giustizia darà alle vittime,
barattando dignità e la mia persona
per nuove occasioni di riparazioni e riscatto.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Emanuele Strada
Seme contrario alla terra sopravvissuto alla mietitura degli amori sarò pianta robusta nella piantagione del mio nutrimento si prega di lasciare libero il passaggio da nuvole tempestose e cirri di sbadigli da oggi mi nutro di puro sole.
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