Chiodo fisso
Emanuele Strada
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Che cortesia
quel delinquente apatico
nel suo informatico bastione senza cuore
a sbandierare il cravattino
come un drappo,
ad ammagliare
con quel sorriso da rapina.
Il fio è pagato
e l'avvenire in fermoposta
e in appendice le cifre
di sogni già incompiuti.
E torreggiano
su questo smarrimento teso
le profezie di chi professa distensione
ma prostituisce
gli altrui schianti
smisurati.
E quanto strazio
e in fondo quanta arsura
per scandagliare
ogni effimera delizia.
Qui relegato
nella specie dei bislacchi,
vuoti castighi
serviranno a svigorire.
Ma più non tollera
altra carne questo fuoco
triste dressage di puro vittimismo
barocche lacrime
cala l'occhio a poco a poco
unico scopo
metter chiodi nella mente.
Trovare accordi
con il riflesso nello specchio
l'eterno gioco
che nutre l'anima delle ombre.
E che congetture
e boriosi convincimenti
credendo d'offrire
profondità di luce.
Ripercorrendo
ogni volta gli stessi passi
cogliendo l'alito che spira dalla mia parte
respiro il soffio
di un vento
antico amico.
©
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L'autore
Emanuele Strada
Seme contrario alla terra sopravvissuto alla mietitura degli amori sarò pianta robusta nella piantagione del mio nutrimento si prega di lasciare libero il passaggio da nuvole tempestose e cirri di sbadigli da oggi mi nutro di puro sole.
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