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Introspezione 3 giugno 2015 · lettura 1 min · 1186 letture

Chiodo fisso

Emanuele Strada 143 poesie pubblicate
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Che cortesia quel delinquente apatico nel suo informatico bastione senza cuore a sbandierare il cravattino come un drappo, ad ammagliare con quel sorriso da rapina. Il fio è pagato e l'avvenire in fermoposta e in appendice le cifre di sogni già incompiuti. E torreggiano su questo smarrimento teso le profezie di chi professa distensione ma prostituisce gli altrui schianti smisurati. E quanto strazio e in fondo quanta arsura per scandagliare ogni effimera delizia. Qui relegato nella specie dei bislacchi, vuoti castighi serviranno a svigorire. Ma più non tollera altra carne questo fuoco triste dressage di puro vittimismo barocche lacrime cala l'occhio a poco a poco unico scopo metter chiodi nella mente. Trovare accordi con il riflesso nello specchio l'eterno gioco che nutre l'anima delle ombre. E che congetture e boriosi convincimenti credendo d'offrire profondità di luce. Ripercorrendo ogni volta gli stessi passi cogliendo l'alito che spira dalla mia parte respiro il soffio di un vento antico amico.
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L'autore
Emanuele Strada

Seme contrario alla terra sopravvissuto alla mietitura degli amori sarò pianta robusta nella piantagione del mio nutrimento si prega di lasciare libero il passaggio da nuvole tempestose e cirri di sbadigli da oggi mi nutro di puro sole.

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