Ma io non saprò mai
Gesuino Curreli
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Ma io non saprò mai che cosa intenda
il cra cra cadenzato della rana
che si affaccia al balcone della sera,
quando nel vespro sale la preghiera
e sfuma piano piano e si allontana.
Quando un rintocco dolce di campana
irradia la sua voce e dice spera
a chi, passata infine la bufera,
umile, a un altro giorno si prepara.
Non saprò mai s'è un pregio il mio soffrire,
un fiato che non merito e dal quale
attingo l'acqua limpida e il sentire
del mio che è nulla nell'universale,
se chi non piange, e lo potrei capire,
offre al silenzio il senso del suo male.
Ma io non saprò mai del canto strano
che ritma il suo verso e lo nasconde,
ma vibra nella sera e poi diffonde
un non so che di antico e molto arcano.
Gli ulivi addormentati e la campagna,
sotto l'intrigo della coltre oscura,
vegliano sul rigagnolo, e il pantano
leva le voci e spegne la paura,
con il suo ingenuo canto in un sovrano,
immobile stupore che mi prende.
Ma io non saprò mai… e ascolto a fondo
il canto di erre moscia intermittente
nell'erba del canale e nel silente
spazio di rimembranza che assecondo,
tentando di cucirlo al mio cliché.
Io non ho felice l'espressione
e quella nota fissa mi sovrasta
nella radura buia e nella vasta,
inesplorata gamma d'invenzione
che io non saprò mai...
non fa per me!
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
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