Quel dubbio sibilato
Emanuele Strada
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Conobbi me stesso,
oltre il confine del divieto.
Traducendo il senso,
interpretando il modo,
conquistai la mia mortalità.
Disobbedìì per passione,
per poter piangere del mio male,
scegliendo compassione
e lacrime per le mie zolle,
per esser nel mio mondo
il frutto più succoso.
Divisi me da Dio
nel patto più importante
agendo per compiacerlo,
oggetto nel suo gioco.
Decisi di dover scegliere
tra giusto e sbagliato
dettando alle mie voglie
l'elenco dei piaceri,
mi scelsi come uomo.
Volli conoscere
questa fu la colpa,
ascoltando la mia donna
col frutto tra le mani.
Sbagliammo forse entrambi
a dare il primo morso,
gustandone la polpa,
sentendone l'ebrezza
e in bocca quel sapore.
Pensai a quella serpe
e a quel che ha generato,
ringraziando ogni giorno
del frutto del peccato.
Non credo
a essere onesti
che ci abbia così tentato;
in me la goccia pronta
stillava da una crepa
della mia argilla asciutta,
del corpo che rappresenta
la turpe e insana voglia
superbia in me,
dannato.
Assaggiai la consapevolezza
di essere solo e nudo,
indegno e sconfitto
nell'orgoglio malformato.
La paura e la vergogna
mi colsero di colpo,
imputai alla mia donna
le angosce che provavo;
anch'ella menzoniera
"la serpe mi ha tentato".
Amante moglie e donna
madre dei miei figli
attendo ora io i miei frutti
dalla terra mia nemica.
Aspra conseguenza
del gesto scellerato
la fisica mia morte
la rottura con il creato.
Fallita un'alleanza,
punizione riconciliata,
di un Dio e del suo gioco;
il prezzo di quella mela
addentata.
©
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L'autore
Emanuele Strada
Seme contrario alla terra sopravvissuto alla mietitura degli amori sarò pianta robusta nella piantagione del mio nutrimento si prega di lasciare libero il passaggio da nuvole tempestose e cirri di sbadigli da oggi mi nutro di puro sole.
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