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Dialettali 3 luglio 2012 · lettura 4 min · 1480 letture

E mi pais

Emanuele Strada 143 poesie pubblicate
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Ravenna l'è na vecia sgnora smuleda in te fianc. Da una chent la tin a mol e pid al e mer e dall'eltra la si schelda in tla campegna, un pe des in te cunfen de mond, int l'oltma tera. L'è un post in cui la zent la da tnè e bcir sempar pin, par avizinè l'orizzont. Ravenna l'è na tabaca misteriosa, cal volti ut fa sintì in te nes gli udor d'una volta, e quend ul liva e vent in quei docmezde d'inveran cun la nebja um pè ca cress la tera tot d'attorn. Quell'udor dla miseria, cu un spo mandè zo, la zerteza dla paura. A Ravenna le pussebil murì par un sogn indigest, a ne so se u je ancora quelc ravennè o se un s trova piò, miscedi e misculedi ad un moc ad mond ad'divers. Al nostre chesi sciazedi dal sol, cal liva e vers dal bochi dal rosp int l'acqua de canel. Tra le stredi vec come l'oman una fiumena ad bizicleti, cun la pressia dantes a cà. Pu d' stugie la stre piò bona ch'a savè ch'u gnè piò d'ona. U je l'olm e i filer dal veti, la pineda e la spiaza e e cor che la in mez u se pirs. Un spò dì miga clè e paradis ma a jò vest la lus in stè pais, in do la zenta l'è ciosa e ignurent, ma quend at vol ben la né sconda a incion. E canel e i chempi in du scor e sangue e zil celest sora la testa, la memoria dla zent par dè la forza sudor e fadiga le la direziò. Dal volt quend e zel l'è zal la sira us sent una voz che chenta ancora, l'è Ravenna cum zercha neca. TRADUZIONE IL MIO PAESE Ravenna è una signora anziana e robusta. Da una parte i piedi a mollo nel mare dall'altra parte si scalda alla campagna, sembra d'essere al confine del mondo, nell'ultima terra. E' un posto in cui la gente deve avere il bicchiere sempre pieno, per avvicinare l'orizzonte. Ravenna è una ragazza misteriosa, che alle volte ti fa sentire nel naso gli odori di una volta, e quando li alza il vento nei pomeriggi dopo mezzogiorno d'inverno con la nebbia, ti pare che cresca la terra tutta attorno. Quell'odore della miseria che non si può mandare giù, la certezza della paura. A Ravenna è possibile morire per un sogno indigesto, non so se ci sono ancora dei ravennati o se non si trovano più, mischiati e mescolati a molti mondi diversi. Le nostre case schiacciate dal sole, che toglie il verso dalla bocca dei rospi nell'acqua dei canali. Tra le strade vecchie come l'uomo una moltitudine di biciclette, con la fretta di andare a casa. Puoi studiare la strada migliore ma devi sapere che c'è né più di una. Ci sono gli olmi e i filari di viti, la pineta e la spiaggia e il cuore che la in mezzo si perde. Non posso dire che è il paradiso ma ho visto la luce in questo paese, dove la gente è chiusa e ignorante ma quando ti vuole bene non è seconda a nessuno. E i canali e i campi dove scorre il sangue il cielo azzurro sopra la testa, la memoria della gente per dare la forza sudore e fatica sono la direzione. Alle volte quando il cielo è giallo la sera si sente una voce che canta ancora, è Ravenna che mi cerca di nuovo.
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Ho tentato di onorare le mie radici con qualche errore dialettale o di traduzione, ma le parole venute da cuore e stomaco, trattengono tutto l'amore che ho per la mia terra; la Romagna.

L'autore
Emanuele Strada

Seme contrario alla terra sopravvissuto alla mietitura degli amori sarò pianta robusta nella piantagione del mio nutrimento si prega di lasciare libero il passaggio da nuvole tempestose e cirri di sbadigli da oggi mi nutro di puro sole.

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