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Introspezione 8 luglio 2012 · lettura 3 min · 1594 letture

Canto nella voragine

Emanuele Strada 143 poesie pubblicate
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Percorro la mia pena dalla notte dei tempi per cercare un rifugio ove celare il timore di consegnarmi intero alla morte. In questo carcere iridato da una crepa illune prigioniero senza processo indosso abiti da lutto ed ingoio pallottole, per non vedermi cadavere ai miei piedi. Un arabesco di urla avverse volteggia nell'aria e la quiete s'arresta al confine, della pineta. So di esistere in qualche luogo in qualche terra innocente, lì la vita mi ha generato tra le sue coscie amputate, per affidarmi al traghetto di anni insulsi e monotoni come una geremiade liturgica, lunga come la disperazione prorompente delle gole ridenti di educate monache. Una voce affascinante, simile alla vita come un canto libero su una melodia di incubo che si affaccia in me. Allora dovrò pungere la mia gola con un filo d'erba per vederne il suono colare lungo il corpo. Ed ora che l'aria non ha più dolcezza, ora che questa maschera flaccida riposa in un dormiveglia inquietante; dovrò spezzare questo sonno della coscienza che gocciola di sangue di vergogna. Uscirò dalla tana evaderò dalla prigione senza uscita per dare acqua ai giardini dove nascerà in libertà il fiore di una speranza da far librare nel vento quieto della sera e sognerò di uomini che non sapranno più versare il loro sangue martire e l'odio di questa guerra sarà l'unica guerra di tutti i tempi scordata nei canti e nelle danze intorno al fuoco perché domani ci saranno versi coraggiosi domani si scriverà sui muri delle prigioni deserte una poesia all'incrocio delle lingue parole incise su petali volanti poema senza più necessità di tempo di queste ore fluide che colano a fiotti. Sventrerò il cielo né succhierò l'essenza, dalla ciotola del risveglio; salirò sulla pianta più alta per stanare Dio dentro all'alba; sarò appostato di buon ora e affilerò le armi della pace e dell'amore perché alle prime luci smantellerò il firmamento. Non si approprierà più della mia speranza lasciandomi la sete e la vergogna l'odio e la sofferenza. Le mie madri non dovranno più piangere il loro figlio e le loro mani caricarne il cadavere; quando domani abbatterò il muro della paura la pace sarà sancita perché ogni tramonto ha la promessa dell'alba e non starò più appeso al cortile della mia prigione sarò dentro alla coscienza come una scheggia affonda nella piaga. Domani sarà il sangue che urlerà che mi vestirà di collane e gioielli prima di annegarmi il cuore. Domani oltre la selva dell'odio passando per un paese chimerico legherò tutta la mia sofferenza in mazzetti e sdraiato su tutti i desideri riposerò con la morte attendendo che generi la vita.
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L'autore
Emanuele Strada

Seme contrario alla terra sopravvissuto alla mietitura degli amori sarò pianta robusta nella piantagione del mio nutrimento si prega di lasciare libero il passaggio da nuvole tempestose e cirri di sbadigli da oggi mi nutro di puro sole.

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