Ascolterò l'onda, ancora

Cosa sanno le tue spalle mute
degli anni rianimati dal cielo?
E della salsedine
degli alberi solitari,
che lascia solo foglie di mare
sul silenzio di carta, l’Ascolti?
Si... lo chiami amore tu,
la carezza morbida
del meriggio quieto,
le lampade forzate
nella mia selva buia,
il giorno senza movimento
senza radice
senza suolo
E il mio pianto fermo
nelle fontane di fuoco
ad ansimare l’amore- ossigeno
che chiama dall’ala morente, l’Ascolti?
Cosa Ascolti, tu?
Solo le vertigini del corpo,
la luce rossa delle tue lenzuola,
l’infanzia plasmata negli occhi,
e delle mie mani
solo l’aria piccola nel tuo respiro
Resto qui, ad accarezzarmi
gli specchi dell’anima.
Non hai piantato semi qui.
Mi riflette l’ombra di sempre
- assente e presente -
che non mi ha avuto mai
in queste case sfogliate dalle labbra.
Mi abita nel vestito di piume
che indossano le vene azzurre
delle mie rive. E ascolto
Ma tu cosa mi ascolti?
Solo il passo quando va via,
e se ritorna a camminarti l’ora
senza più suole
avrai perso l’impronta mia
sul fiume silenzioso
che t’apparterrà
ma io non ci sarò più
Ascolterò - ancora - l’onda che muore
del mio morire
e che rinasce del mio vivere
soffiandomi la sua orma
consumata dal mio amore
©
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