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Famiglia 26 luglio 2012 · lettura 2 min · 1621 letture

Fiore stanco

Emanuele Strada 143 poesie pubblicate
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Entrai nella stanza assopita per affiancarmi al doloroso letto, uno sguardo mosso a stento c' incontrammo in una stretta di mani. Le parole, la voce diversa, rantolante lo intuivo a fatica, il suo volto cupo e contratto, innaturale espressione deforme non somigliava, all'uomo che era. Invecchiato di milioni di anni; ondeggiava nell'aria il suo braccio che distese sconfitto di colpo, in un atto di rabbia avvilita. Una lacrima gli scese veloce ed un'altra a seguire la prima, ti riavrai presto dissi a quel vecchio, ma lui pianse un silenzio continuo; mai una lacrima prima sul volto, non provò più, a proferire parola. Non pensai che potesse così accadere; asciugato il corpo dell'uomo, nei segreti solchi di un'età avanzata, quel lavoro costante del morbo, rapida iniezione di morte; dagli occhi tornò a parlarmi dicendo: guarda, sono un'astuccio e null'altro. Ora la sua assenza dalla tavola agli orti, è inaccettabile e sempre più amara, non trova compenso e nessuna giustizia in questa angoscia pallida e incerta, di questa oscura presenza in una camera dall'odore d'immobile impotenza. Si assopii gli accarezzai una mano, allora capìì, l'eterno è solo un'illuso pensiero, fallace speranza, vive solo per un momento crudele, ma ha la voce più mite del mondo, ha la voce di chi ti vuol bene.
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Al Nonno

L'autore
Emanuele Strada

Seme contrario alla terra sopravvissuto alla mietitura degli amori sarò pianta robusta nella piantagione del mio nutrimento si prega di lasciare libero il passaggio da nuvole tempestose e cirri di sbadigli da oggi mi nutro di puro sole.

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Commenti (2)

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stelsamo31 luglio 2012

E' estremamente doloroso vedere una persona cara, completamente stravolta dalla malattia che l'ha resa irriconoscibile, nel corpo e nello spirito, che attraverso lo sguardo ci comunica la tristezza, per ciò che è diventato: "un astuccio e null'altro", avendone purtroppo la consapevolezza. Sentire, quando egli non c'è più la sua mancanza, soprattutto nei luoghi in cui egli prima dimorava abitualmente e comprendere che nessuno è eterno ma che eterna sarà sempre dentro di noi, la sua voce.

Marisol5812 febbraio 2013

La Morte ci strappa via gli affetti più cari e non solo ce li porta via ma assistendo al loro ultimo saluto li vediamo consumati dal male, il loro corpo fatto di carne non esiste più si intravedono già le loro ossa ed è questa la cosa più dolorosa da vedere in chi muore. Commovente e bellissima poesia.