E infine rimarrò
Gesuino Curreli
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E infine rimarrò calmo nel nulla
dopo che ho regalato alla speranza
canzoni e l’eco della lontananza
che spegne la parola sulla culla
in cui avrà i vagiti un’altra sera.
Da lì ricorderò l’umida stanza
in cui ti feci mia “nemmancu a brulla”.*
Ma non rinuncerò a quel sacro male
che fa vagare l’anima spezzata
sui monti ove si sogna e sul crinale
da dove muove il volo ogni folata
di smarrimento dolce e verginale.
Poco saprò per dove andranno i versi,
starò con loro, dopo il parto amaro,
e come soma, io, da buon somaro,
li porterò per sensi controversi.
Farò nel saliscendi delle spire,
dentro i canali di buona follia,
da guardia alla smarrita anima mia
che non confesserà mai le sue mire.
E lei sarà mia figlia naturale
senza madre perché a nessuna diedi
il seme sacro consumato in piedi
in orgasmi dall’empito fatale.
O figlia, tu sei madre a cui confesso
l’ignoto che mi fa padre e anche figlio
nel torbido dissesto del consiglio
a cui non seppi stare più dappresso,
persa la castità del bianco giglio.
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
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