Spazio scenico

Su questo primo approccio di teatro
ormai sta per calare il sipario,
da quest'utile e stimolante esperienza
del rituale ho preso coscienza.
Valorizzare, personalizzare e dar lustro
al suono ordinario della parola
non è atto puerile di vana gloria:
è render servizio, no riempirsi di boria.
Ogni parola, ogni gesto
è parte integrante della storia
e quest'input espressivo è sentimento,
che esterna radioso la morbidezza del volto.
Parole... parole... parole...
a prender spazio e visione,
in quell'interscambio di parti e ruoli
pregnanti di fascino e dal rischio gravati.
Sullo spazio scenico ti insinui
con gli altri in bramosia lanciato,
ma davanti alla platea sei piccolo
e quel patos prende corpo:
tu misera figura sola fra la gente.
La maturata breve esperienza
non avrà chiuso paure e debolezze
nel recinto obsoleto del nulla,
i fantasmi torneranno lungo il sentiero a iosa
smorzati da qualche strumento in più:
una musica più completa e meno stonata.
Aver incontrato persone
altre vite in naturali sfaccettature
e nell'arricchire quel bagaglio di nuove conoscenze
tutto si guadagna e niente si perde.
Ogni alba che schiude i suoi bagliori è mistero
e rimettersi in gioco e allungare il passo è scuola,
che puntuale rinnova nell'essenza il fascino vero.
©
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