U'l saveva la nebia (Lo sapeva la nebbia)
Emanuele Strada
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U s'fa sera
int un zil scur
piov la nebia coma una red int e mer;
trapess al chesi
us smorza e lament d'un burdell stizzì.
Int un vas sora la fnestra
un fiuradin stil piga la testa
sot e prem guzzlòn.
Com' int un zug
in un atum
la streda l'aveva e respir d'l'acqua,
e l'anma e suspir d'l'abandon.
LO SAPEVA LA NEBBIA
Si fa sera
in un cielo scuro
cala la nebbia come una rete nel mare;
in mezzo alle case
si smorza il lamento di un bambino indispettito.
In un vaso sulla finestra
un fiorellino sottile piega la testa
sotto ai primi goccioloni.
Come in un gioco
in un attimo
la strada aveva il respiro dell'acqua,
e l'anima il sospiro dell'abbandono.
©
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L'autore
Emanuele Strada
Seme contrario alla terra sopravvissuto alla mietitura degli amori sarò pianta robusta nella piantagione del mio nutrimento si prega di lasciare libero il passaggio da nuvole tempestose e cirri di sbadigli da oggi mi nutro di puro sole.
Commenti (1)
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stelsamo24 settembre 2012
Nel buio della sera, la nebbia cala su tutto e viene quasi ad anticipare la pioggia che da lì a poco comincia a cadere, bagnando tra l'altro, un fiore che si trova in un vaso sulla finestra e che sotto le gocce d'acqua si reclina. Tutto avviene in pochi istanti e mentre le strade è come se trasudassero acqua, l'anima nel contempo si sente come abbandonata. (Bella la similitudine della rete nel mare).

