I miei inferni

Sanguina,
il piede equilibrista
-incosciente o sciagurato-
ancora danza sul rasoio.
Pallida e conveniente
Le felicità che mi vendesti.
Meschino mercante di normalità.
Ho il cuore caricato a salve
E l’anima di kerosene
La mia lingua marchia a fuoco
E il mio cervello è un campo minato.
Non puoi abbassarmi i cieli
chiedendomi felice,
chiudendomi,
in una felicità
pallida, conveniente e asciutta.
Scusa il sorriso,
-mentre torno a sanguinare-
preferisco i miei inferni.
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Commenti (2)
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Annamaria Barone26 settembre 2012
Fantastica. Fantastico quel sussurro di donna che non si acontenta, che non sopporta la claustrofobia di un cielo che schiaccia in una pallida parvenza di felicità. Decisa da chi poi? Scelta da chi? Quando? Con quali canoni? Mai certo con la consapevolezza dell'attrice, mai certo per sua scelta che la felicità è giocarsela puntando a ben altri cieli... ed allora meglio fare l'equilibrista su un filo spinato a farsi sanguinare i piedi, piuttosto che restare senza sangue, morti dentro. Lirica di grande impatto, forma che avvince, argomento che graffia, ineccepibile e profondamente condivisa
A
Aledam26 settembre 2012
... meschino mercante di normalità... Versi che ho trovato particolarmente significativi nella loro scarna essenzialità.
