Venafro - Roma
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Scorrono sonnolente poche case
e scompare alla vista il “Marchese del Prete”.
Poi, nel buio della galleria,
dal finestrino conati di luci
impazienti.
Nell’altra provincia
(ma non dovevano essere abolite?)
il parco della memoria,
filari di pioppi e di noci,
Monte Trocchio.
Mi sorridono gaie
screziate ciliegie tra foglie
e biondo grano.
Tenta vanamente la montagna
di turare ematomi
di cave abbandonate.
Borghi abbarbicati
scagliati con rabbia,
campanili di chiese di campagna,
e di piccoli paesi, l’Abbazia
tralicci, autostrada, la TAV,
salutati dall’asfittico fischio.
Nell’aria dolciastra
sfioriscono le acacie
e fuggono allo sguardo
i castelli romani,
curati filari di viti,
il vecchio acquedotto
e le baracche nascoste.
Fugge la natura e il tempo...
Nello sbuffo della locomotiva
affaticata,
termina a Termini il viaggio.
Anche la ragazza accanto a me,
negli occhi appesa la speranza,
ha divorato il pacco delle patatine.
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L'autore
filiberto
Sono nato nel 1949 in un piccolo borgo in provincia di Rieti e, dopo varie peregrinazioni in tutta Italia, ora risiedo in Molise. Mi piace leggere di tutto e scrivere sia in versi liberi e sciolti, sia in rima, ma in questo secondo caso non mi sento eccessivamente vincolato dalle regole della metrica che interpreto,
Commenti (1)
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Citarei Loretta Margherita2 ottobre 2012
suggestive le immagini descritte, ottimo testo poetico, coinvolgente