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Amicizia 8 ottobre 2012 · lettura 2 min · 2297 letture

Babele

Elena Poldan 512 poesie pubblicate
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ho atteso alle porte della follia fra altalene di frasi sfitte tremando sorrisi su impronte di intimiditi batacchi all’uscio di giganti di ferro d’orgoglio esalante da spranghe e sigilli sordo cieco rimbombante la mia voce un urlo silente -falena sperduta si dimena e sbatte fra pareti di condanna incompresa- di notte m’inoltro fra labirinti senza risorse e non riesco ad afferrare parole calabroni volano via ronzando maledicendo sodalizio profondo nato fra petali di paglia e albe sfiorate e ora farfalle spente fra i capelli questi pensieri bucati che gridano spazio e orli sdruciti fra le dita che sfilano e intrecciano ignominiose tele in un conto di salti e rimbalzi dissennati nel cantico infernale tutto è normale sono foglie che si staccano senza umore e paradisi svaniti sulla riva d’un livore filo spinato che scompare in gocce di sole fra smarrite lacrime esordite e poi ricucite in abbecedari muti valute assenti nelle sacche di soldati ligi e domani alla gogna i loro teschi resteranno derisi per mesi e poi scalciati nella valle degli idioti mentre sorvola e appiattisce di calma questa stolida speranza nella coltre d’ordinaria schermaglia
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L'autore
Elena Poldan

Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è

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Commenti (5)

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EnzoL8 ottobre 2012

un'eruzione di versi, densa e dura come marmo alla lettura di questa tua, una disamina focosa e dolente, mi da proprio il senso di costretto, claustrofobico... la chiusa da urlo

Azar Rudif9 ottobre 2012

Sembrerebbe una babele di immagini in versi, ma contrariamente alla torre di Babele ove le lingue si confusero, c'è un linguaggio in comune in questa esplosione di sensazioni. E' l'insofferenza al disordine ed al caos che è al di fuori di chi scrive. E' insofferenza verso un mondo sensa senso e senza sensi. Versi molto duri e feroci, seppur alleggeriti da un sodalizio appena accennato nella seconda strofa

Stefano Drakul Canepa9 ottobre 2012

avevi tante parole amica mia, intense e a tratti rabbiose. Capita anche a me di non poterle contenere ed allora escono poesie come questa che travolgono, inondano l'anima e tutto quello che ci sta attorno... l'ho vissuta più che letta questa tua. B r a v i s s i m a: -)

Rita Minniti11 ottobre 2012

Poesia che si legge tutta d'un fiato lasciando amarezza nell'anima ma anche un'indescrivibile coinvolgimento. Una poesia dura, forte ma estremamente bella per come è espressa, per come il pensiero s'infila in ogni fibra della pelle, e la punge scucendola per poi ricucirne i brandelli, per come va e poi ritorna nella mente e straripare definitivamente su un foglio nella speranza di riposare "questa stolida speranza... mentre sorvola e appiattisce di calma". Sensazionale! Molto molto sentita! Complimenti per la bravura nell'esporre questo tuo pensiero così irruente quanto dolorosamente riflessivo.

Francesco Rossi14 ottobre 2012

Versi forti, un susseguirsi di emozioni a strappo che rendono il pensiero della poetessa un urlo nella coltre d'ordinaria schermaglia della vita.