Mare d'Ottobre

Stagione parca di limpidi scenari,
perdute eccitanti mete usuali
in azzurre e rigeneranti oasi,
dal clamore e frastuono abbandonate.
Sole offuscato da nubi in circolo,
lui furbetto gioca a nascondino
e ogni tanto fa capolino,
rendendo dolce e climatico il contesto;
tepore giusto per il palato sopraffino.
Supina, all'estremità dell'arenile
acquattata, vera lucertola della domenica:
lo gusti appieno sulla tua pelle,
nel massaggio benefico ti inondi:
dai piedi al petto, dalle natiche alle spalle.
Meraviglia di un habitat
che si presenta senza vestito della festa,
abbandonato il clamore della scena
ora vive appartato giorni di preludio.
In quelle sparute e sporadiche visite
di pellegrini in transito con seguito,
nel friabile proscenio del cammino
passano fugaci i giorni rubati alla tempesta.
Ondivago navigar tribolato
verso i gelidi venti della merla,
superar la boa senza perder la rotta
e ritrovar quel punto di svolta.
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Commenti (1)
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Giacomo Scimonelli19 ottobre 2012
il mare d'ottobre arriva a destinazione... versi coinvolgenti e ben scritti e melodiosi... apprezzata
