"Insieme"
Quale maestoso sfondo hai offerto al nostro palco,
autunno magistralmente invecchiato.
Del bianco nascituro ormai covavi l'invidia,
ma le imbrunite foglie ancora orgoglioso cullavi,
riposando sotto coperte di luna.
Quale imponente teatro d'amore plasmammo al tuo abbraccio.
Lei, brillava splendidamente,
e nella sua ingenua insicurezza
mischiava a note d'innocente compagnia
spartiti acerbi di un'overture dal sapore futuro,
oggi avvinta alla sua flebile eco.
Muto in quel monologo io bramavo
un verso di autentica te,
uno sguardo certo tolta la fragile maschera.
E come dal semplice strofinio
vigoroso il fiammifero avvampa e
vorace consuma se stesso;
così tu al femmineo canto
hai prestato ascolto, accolto il silenzio,
e mi hai guardato con l'animo a nudo,
e la maschera in mano.
Di quel lampo di fuoco ricordo
gli occhi dalla spaurita sicurezza,
e le mani tremanti saldate impavide alle mie.
Le nostre dita intrecciate
si sono sciolte in un giro di luna.
Il passato è il solo testimone di quel teatro,
il presente ne contempla le ceneri.
Ed ora, che protagonista in soliloquio scaccio
per sempre le note della tua metamorfosi sfumata,
capisco nello stringere queste braci brucianti
che la mia mano vuole scaldare il palmo vuoto
con la cenere sola di quel fiammifero.
©
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L'autore
S B
Sono uno studente di Giurisprudenza, e ho iniziato a scrivere circa quattro anni fa. Molte delle poesie che ho scritto in passato risentono del programma del liceo, ora perlopiù delle letture personali. Il primo poeta d'amore che m'ha spinto a scrivere, attraverso la sua lettura, è Nazim Hikmet. Rimane quello che maggi
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