I lumi rossi
Gesuino Curreli
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Ma quanti lumi rossi questa sera
alle pareti lustre lungo i viali,
qui paiono tacere tutti i mali
per lasciare lo spazio a una preghiera.
Il fiato mi si ferma, secco, in gola,
è un caso che sia dentro all’imbrunire,
all’ora che sa piangere e stupire
ogni anima che tace e più non vola.
E mi vengono incontro tremolanti,
quando i fiori non hanno più il sorriso,
come calde carezze date al viso,
queste mani nel vespero ansimanti.
Ma chi pregare qui, se Dio è lontano,
mentre pare svelarsi il gran mistero
che punge e poi soffoca il pensiero
spinto a cercare il dopo, il sovrumano?
Chi pregare, per Dio! Ma chi pregare?
E le fiammelle, intanto, sono baci
che m’inondano l’anima, e tu taci
nell’adagio sinfonico in levare.
Il silenzio con l’ombra che già cala
orchestrano la danza e i mille ceri
ardono nel proscenio i desideri
che al volo e all’ emozione aprono l’ala.
Più nulla, a quella vista, mi separa
dal lampo che rapisce, e mi divora
un fiato sublimante fino all’ora
in cui mi desto con la nota amara.
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
Commenti (1)
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Lorenzo Crocetti4 novembre 2012
Una poesia che nasce dal dolore. Una espressione di sofferenza nel ricordo di chi manca, specie in questi giorni dedicati alla memoria di chi non è più accanto a noi. Lo strazio delle parole però diviene fonte, in certo senso, di consolazione. In sintonia quasi perfetta con Eschilo che, nell'opera "Il Prometeo incatenato", scrive con grande saggezza e verità: "Il racconto è dolore, ma anche il silenzio è dolore."

