Catene subliminali
Alessandro Labriola
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Sperando di non far altro rumore
mi piego e - ritorto su me stesso
prego un aiuto che non giungerà mai.
La speranza versata nell'anima
come acido corrode - eppur stride nel petto
quella voce di fate e di storie; Speranza!
mentre vagabondavo per una parola sola
- un solo sguardo
arrivò dall'alto un gelo profondo,
una sorta di condanna
che non avrei mai potuto espiare.
La nuca tremava furibonda
nel traliccio di mani - affondò
la luna, piangevo...
nascosto e forse ignorato
deriso, umiliato:
ricondotto infine al nido dei padri
e rigettato ancora!
Non voglio più essere
niente che vi appartenga;
possano le grida e il sangue di questa notte
smentire le nostre condotte
o ridestare in me un rancore così profondo
simile al vostro "sordo" sconforto,
al bene più caro e
ad una "santissima" famiglia allargata!
Raccolgo solo stanchi vermi e putedrine,
la lealtà e l'odio non promettono altro
che rassegnarsi
all'Esilio.
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Alessandro Labriola
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