Uno scroscio d'applausi

Uno scroscio d'applausi
E' un temporale di vanità
La prova del bisogno d'amore
Che cerchiamo nell'alveo lunare
Nelle sere sconsolate
Un po' romantiche di mezza estate
Ronzio elettrico
d'insetto nell'ora calda
Luce che sbianca
Che fa tremulo l'orizzonte
E tutto appare sfocato:
Il silenzio d'intorno
Trapana il cervello
Solitudine è un sacco
Pieno del nostro ego
Strascinato orgogliosamente
Sul selciato liquefatto
Del possibile
E mentre i pensieri
Sempre più strisce di lumaca
Ruotiamo tra le dita
E l'agognata fama
Cede il passo
Alla rancorosa sconfitta
Dell'Irrealizzato
E' allora che
Il calabrone
Nero ronzante
Cessa il suo cercare
E punge
Colpisce, scalfisce
E penetrando,
Dartagnan volante,
Le nostre sparute certezze
Atterra:
Sacco pieno di noi
Che ci lasceremo alle spalle
Preferendo guardare avanti
Un po' frastornati
Un po' sognanti
Verso quell'orizzonte
Tremante
Col sole
Surfista solitario
Che sin le pietre
Spaventa.
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L'autore
Alessandro Rossi
Nato a Roma il primo marzo 1980. Cresciuto a Roma, con lo spirito rivolto verso le montagne dei miei nonni paterni, i quali sempre serberò nelle profondità più intime del mio cuore. Felice di aver vicino una donna fantastica. Nonostante un lavoro che mi intorpidisce l'animo, conservo i sogni di un uomo liber
Commenti (1)
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Francesco Rossi28 novembre 2012
Mi piace il verseggiare del mio omonimo, riflessioni aperte alla comprensione del lettore. Versi sciolti. Buona la stesura.
