Al pascolo le vacche givano

Al pascolo
le vacche givano
libere
e 'l fil spinato
cedeva loro il passo
mandrie di chianine
miste a pezzate
romagnole
oppur perugine
La Roscia
era come 'n operaio:
pronta a scornasse
più pe' l'orgoglio
che pel diritto
Il trocco
alla fonte di sopra
quella nascosta alla via
era pieno
d'una bava verdastra
e de nubi nere
mosche tutt'intorno
all'occhi
ed alli culi sporchi
delle bestie assetate
impolverate
e tristi
come solo le vacche
sann'essere
co' quei lor
enormi
occhi neri
E le cacate
parevano torte
de cioccolata
che je ce avresti messo
sopra 'na cannelina
e al plop plop
che scandiva
'l primo freddo
delle mattine settembrine
s'accompagnava
di lì a poco
lo scroscio fragoroso
de 'na pisciata fumante
E tutto
pareva 'na danza
co' quelle code
sempre 'n movimento
come corde de campanile
troppo corte
pe' 'mpaurì l'insetti
e troppo lunghe
pe' non fatte venì la voja
de daje 'na tirata
E' così
che al pascolo
le vacche givano
libere
e 'l fil spinato
cedeva loro il passo
su di una valle
dove intorno
era tutto un ronzare
d'api d'altura
e mosche cavalline:
un magnifico assordante
silenzio
che sembrava dover essere
senza fine
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L'autore
Alessandro Rossi
Nato a Roma il primo marzo 1980. Cresciuto a Roma, con lo spirito rivolto verso le montagne dei miei nonni paterni, i quali sempre serberò nelle profondità più intime del mio cuore. Felice di aver vicino una donna fantastica. Nonostante un lavoro che mi intorpidisce l'animo, conservo i sogni di un uomo liber
Commenti (1)
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Citarei Loretta Margherita17 ottobre 2013
originale nel dialetto perugino, siamo vicini--spoletina sono- fa riflettere, piaciuta