Agreste tramonto

Silente scende la sera
sul mar di cobalto,
i primi lumi s’accendon
dal verde piano alla collina.
I grilli riprendon il concerto usato
e le lucciole s’inseguon giulive,
mentre si spegne
il festoso grido delle rondini.
Lascia il villan l’attrezzo,
il carro giace,
quasi reliquia d’un dì di battaglia:
la Natura riposa.
Intanto il disco infuocato saetta
coi suoi ultimi vermigli raggi il piano
e dà al monte la scura spettrale figura.
Si dipingon d’ombra i trulli
svettanti tra gli ulivi come cattedrali;
le madri chine sulle culle
intonan dolci nenie ai neonati.
Intorno al desco fioriscon
gli occhi dei bimbi in attesa,
mentre, solenne,
il genitore affetta il sudato fragrante pane.
Passan i giovani a coppie,
cinte del serto delle braccia alla vita,
intente al dolce sussurrar di parole felici.
Il nonnino su l’uscio
pipacchia beato e sorride,
guarda fisso all’orizzonte
e pensa già al domani.
©
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