Occasioni mancate
Tremo al ghigno beffardo
di intrappolare il tempo
col tuo occhio meccanico.
Tradita a suon di lucciole
da intuizioni cherubiniche,
intravedo fari all’orizzonte
quando la nave è ormai salpata.
“Occasioni mancate” le chiamano,
crollano su scie oceaniche e
affogano su ampolle
del bevitore di sidro,
perso nella cenere,
avvolto nei suoi turbinii ruggenti.
Ed io filo lo stame della vita,
mentre la vita mi tira il suo dardo
e si riavvolge al fuso.
D’amare non posso fare a meno,
pure il dolore m’è gradito
purché di me possa bruciare
e il villano m’offenda quanto desideri,
il ciarlatano intrattenga pure la plebe
con le sue squallide storielle.
Non avrà che di me,
un effimero spiraglio da beffeggiare
prima d’accorgersi d’esser rimasto solo;
ma IO, carne indomita,
fiore purpureo intriso di melma,
brindo della mia tempra impavida
e senza moderare la gioia
bevo del calice di Afrodite
prima che Atropo tranci il filo!
©
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